giovedì 3 novembre 2016

TRATTAMENTO DELLA MALATTIA DI PEYRONIE CON TERAPIA A ONDE D'URTO (ESWT): QUALI SONO LE EVIDENZE SCIENTIFICHE?

Il trattamento con onde d'urto extra corporee è impiegato quotidianamente nel trattamento di diverse patologie. In particolare, nel campo urologico, è utilizzato per la calcolosi reno-uretrale. Tuttavia, l'impiego di tale macchinario (ESWT) nel trattamento della malattia di La Peyronie appare tuttora controverso, poiché i numerosi studi effettuati hanno portato a conclusioni diverse e, spesso, non condivise.

Pertanto, questo argomento, è stato recentemente affrontato in una revisione metanalitica della letteratura scientifica, dove i risultati di 6 studi significativi sono stati analizzati, ottenendo un campione di oltre 400 pazienti. L’analisi statistica ha chiaramente evidenziato come l’impiego del ESWT abbia un reale beneficio sulla riduzione delle dimensioni della placca fibrosa e sulla riduzione del dolore penino

Tuttavia, per ciò che riguarda l’incurvameno del pene e delle problematiche di disfunzione erettile, non appare giocare un ruolo determinante. Lo studio ha inoltre confermato la sicurezza della metodica su cui gravano infrequenti complicanze.

In conclusione, per quello che sono a oggi le nostre conoscenze scientifiche, l’impiego del ESWT nel trattamento della malattia di La Peyronie ha un ruolo significativo esclusivamente nella fase acuta della malattia, dove l’obiettivo è quello di ridurre sia il volume della placca fibrotica che il dolore penino

Nuovi studi internazionali, multicentrici, con un ampio numero campionario sono tuttavia necessari per giungere a conclusioni definitive.


Fonte: Gao L, Qian S, Tang Z, Li J, Yuan J. A meta-analysis of extracorporeal shockwave therapy for Peyronie's disease. Int J Impot Res. 2016 Sep;28(5):161-6. doi: 10.1038/ijir.2016.24. Review. PubMed PMID: 27250868.



Per approfondimenti:   
http://www.urologyhealth.org/urologic-conditions/peyronies-disease/symptoms
https://www.linkedin.com/pulse/shockwave-eswt-ed-peyronies-cpps-jonathan-campbell

giovedì 1 settembre 2016

L’ABUSO DI MEDICINALI PER IL DEFICIT ERETTILE NEL MONDO DEL PORNO: REALTÀ O FINZIONE?


Ai giorni nostri, forse anche viziati dal bombardamento di immagini sempre più esplicite, molti tendono a vedere gli attori pornografici come mezze divinità, direttamente discendenti dal dio greco Eros e dotati di capacità sessuali a dir poco strabilianti.
Tuttavia, la realtà dei fatti è ben diversa!

Prendiamo spunto per questa riflessione direttamente dalla nostra attività clinica, dove spesso capita di imbatterci in alcuni professionisti dei film per adulti che ci raccontano la loro versione. 

Ovviamente per loro il sesso è una professione, un lavoro come un altro che, per quanto all’apparenza “intrigante” e “invidiabile” (sotto certi aspetti), richiede comunque molta fatica e impegno e perde (almeno in parte) il suo lato puramente leggero o passionale.


Come in qualsiasi altra industria, anche in questo settore bisogna produrre, e molto! Gli attori, come quelli di qualunque altro genere cinematografico, sono impegnati a girare scene su scene, talvolta anche la stessa per un numero interminabile di volte… perché non sempre è “buona la prima”. Solo che, in questo particolare genere di film, oltre alle capacità recitative è richiesta, anzi imprescindibile, una “forzatura” delle proprie erezioni o delle normali tempistiche del periodo refrattario.

Pertanto, anche le persone più dotate sessualmente, in questi 
particolari contesti, possono riscontrare delle problematiche di tipo erettile o funzionale.


Per arrivare al dunque della nostra riflessione, il problema più serio che si riscontra in tale ambiente (dal punto di vista clinico) è la totale mancanza di controllo medico: certo, gli attori sono obbligati a sottoporsi periodicamente agli esami per verificare il proprio stato di salute specificatamente per le malattie sessualmente trasmissibili, ma per quanto riguarda proprio le problematiche legate a ciò che possiamo definire “i ferri del mestieri”, sono assolutamente lasciati in balia di se stessi.

Perché questi attori, per quanto dotati, atletici e abituati a un’attività sessuale superiore alla media, sono pur sempre uomini, maschi con le stesse identiche funzionalità organiche dei “comuni mortali”. 
E, come tutti i comuni mortali, per sostenere i “ritmi” richiesti nel loro specifico ambito lavorativo ricorrono spesso all’utilizzo di farmaci per potersi garantire prestazioni sempre all’altezza della situazione.



Il problema è che l’utilizzo di questi aiuti chimici avviene in maniera del tutto casuale e, talvolta, indiscriminata… col conseguente rischio di provocare serie complicazioni.
Sempre più spesso, infatti, ci troviamo come andrologi ad affrontare patologie derivanti proprio dall’eccessiva e non controllata assunzione di questo tipo medicinali. 
E la più grave e pericolosa patologia è il Priapismo: un’erezione eccessivamente lunga, anche in assenza di stimolo sessuale, che può compromettere il necessario apporto di sangue ossigenato al tessuto erettile del pene, con il conseguente rischio di perdita (definitiva) dell'erezione.

Nostro dovere è, dunque, quello di sottolineare che non esistono i supereroi o uomini dalle capacità sessuali sovrannaturali!




Professionisti dell’hard, playboy incalliti, semplici amatori che desiderano avere un rapporto più che soddisfacente, ricordatevi sempre che tutti i farmaci per il deficit erettile sono sicuri solo SE prescritti da un andrologo e SE assunti con una corretta indicazione e dosaggio!    





giovedì 18 agosto 2016

IL GRADO DI PREPARAZIONE DEL GENDER SURGICAL TEAM

Sulla prestigiosa rivista internazionale "Urology" è stato recentemente pubblicato un articolo, che ci vede fra i co-autori, relativo alla curva di apprendimento della vaginoplastica nella transessualizzazione MtoF.

In sostanza, ciò che andiamo a ribadire è che la chirurgia di conversione dei caratteri sessuali da maschio a femmina è estremamente delicata, impegnativa e molto complessa: non è, infatti, un'operazione esente da possibili complicanze... 

Per questo l’esperienza e il grado di affiatamento del team è indispensabile, ed è sempre per questo che ci domandiamo, nell'articolo, se esista un numero minimo di procedure di transessualizzazione che definisca il grado di preparazione e competenza del "Gender surgical team"?

In altri termini, quante procedure è necessario eseguire prima di raggiungere un livello di esperienza e accuratezza tale da abbattere in modo significativo il numero delle complicanze?

Per rispondere a tale domanda, il gruppo di urologi torinesi dell'Ospedale Molinette (di cui Androteam fa parte) ha analizzato e valutato tutti gli outcomes connessi con un risultato soddisfacente sia per i chirurghi che, ancor di più, per i pazienti. 

Queste le variabili più importanti che sono state delineate: 

  • Tempo operatorio
  • Profondità della vagina 
  • Perdite ematiche 
  • Giorni di ricovero 
  • Complicanze

Ed ecco il risultato!

Per raggiungere competenze elevate e risultati ottimali sono necessarie 40 procedure di transessualizzazione da maschio a femmina.


Qui il link per chi volesse approfondire http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27443465)



sabato 6 agosto 2016

NIENTE SESSO, SIAMO MILLENNIALS!


Un recente studio, pubblicato sulla nota rivista Archives of Sexual Behavior, delinea un sensibile cambiamento nel comportamento sessuale dei ragazzi nati dopo il 1990 (comunemente chiamati Millennials o iGen).

È emerso, infatti, che questi giovani abbiano uno scarso interesse per il sesso e, di conseguenza, una vita sessuale decisamente meno attiva rispetto ai propri genitori quando avevano la loro stessa età. 
Giusto per darvi la misura, il 15% dei ragazzi tra i 20 e 24 anni non hanno avuto rapporti sessuali da quando hanno compiuto la maggiore età... mentre per i nati nei mitici anni '60 questo fatto avveniva solo nel 6% dei casi!  



Non sta certo a noi giudicare se sia un bene, un male o solo una fase transitoria... Ma secondo il parere della nostra Rosa Bochicchio (consulente in sessuologia) un'educazione più mirata ai sentimenti aiuterebbe sicuramente a capire meglio la sessualità: in fondo, ciò che manca è l'erotismo, il quale richiede fantasia, desiderio e corteggiamento. 


...E l'immaginario erotico, per i ragazzi di questa generazione, è messo da parte dalla fruibilità di immagini pornografiche dirette che, purtroppo, lasciano poco spazio alla fantasia. 



Ovviamente nulla va demonizzato... ma solo educato!